La Selva Caledonia, così veniva chiamata in passato quella regione a nord dell’Inghilterra, coincidente con la Scozia, per le sue distese boschive ricche di impervietà e folklore.
È qui che ho trascorso i mesi della mia esperienza di studio all’estero, nella piccola cittadina di Saint Andrews, sede dell’omonima università. L’arrivo sotto la pioggia battente della Gran Bretagna, rinvigorita dai venti sferzanti del Mare del Nord dei primi giorni di gennaio, è stato di primo acchito alquanto intimorente.
Fortunatamente l’accoglienza calorosa approntata dall’università ha consentito di riscaldare subito gli animi e i corpi (meno male), tra i diversi balli di benvenuto, il tradizionale Cèilidh e gli incontri con studenti provenienti da ogni parte del mondo.
La peculiarità di questo polo universitario è infatti la capacità di raccogliere in un piccolo paesino le nazionalità più svariate, tanto occidentali quanto orientali.
Con il mio inglese claudicante ho dunque dovuto mettermi in gioco per conoscere nuove persone e conoscermi attraverso il confronto con varie culture.
Terminate le danze e i balli di benvenuto sono iniziate le lezioni e qui ho potuto vivere un approccio didattico completamente nuovo e differente rispetto all’accademia italiana. Non vi erano di fatto lezioni frontali, ma degli incontri in aula, in cui si discuteva il materiale affidato allo studio autonomo. Ho abbandonato i manuali universitari (che non si misurano per il numero di pagine, ma per il peso sulla bilancia) per uno studio improntato sulle fonti testuali dirette, saggi accademici e ricerche al passo con lo stato dell’arte delle discipline affrontate.
Lo studio è risultato così più stimolante e più sfidante, per la complessità della ricerca in cui si viene coinvolti personalmente. La soddisfazione è stata immediata soprattutto per la percezione di far parte del sistema di ricerca accademica e non di esserne esclusivamente fruitore.
Accanto alle lezioni ho potuto dedicarmi anche allo sport, giocando a rugby sugli splendidi campi britannici e sotto la meno splendida pioggia scozzese, che dai primi attimi del mio arrivo è stata una fedele compagna fino agli ultimi giorni di maggio.
Oltre ai più formali incontri accademici, ho così potuto conoscere, anche in maniera molto ravvicinata, l’atavica violenza degli omaccioni anglosassoni, che quando mi si paravano davanti ergendosi in tutta la loro pienezza, pareva non mangiassero dalla sera prima e che avessero scelto me per cena.
Quando, infine, il maltempo ha lasciato spazio al sole, quella natura ostile e severa si è trasformata in un rigoglio profumato di piante in fiore, in un profluvio di colori e animali che riempivano i campi, visitare così le scogliere e i paesaggi scozzesi è stato entusiasmante e gratificante.
Consiglio vivamente un’esperienza di studio all’estero per le emozionanti conoscenze che consente di sviluppare e per le sfide che pone, il confronto con diverse culture è senz’altro motivo di crescita e di arricchimento, che cambia ma insegna ad apprezzare e a vedere sotto una luce differente quanto abbiamo lasciato a casa.
Infine, il collegio offre un supporto, anche economico, a chi desidera cimentarsi in una prova simile di cui è bene cogliere l’opportunità.